-Il nuovo "Le
Luci Di Hessdalen" evoca già nel titolo una valenza
di tipo mitico-spirituale, ma sicuramente ce di più.
Qual è lidea di fondo di questo lavoro?
..."Le luci
di Hessdalen" non è un vero e proprio concept-album:
trae spunto da questa nostra ritrovata energia, da questa
voglia di esprimerci con suoni forti e decisi ed è questo
che accomuna i brani tra di loro. Ci è piaciuto paragonare
ciò che attualmente esprimiamo con la musica a questi
fenomeni straordinari quali sono questi globi di luce
che in Norvegia si manifestano lasciando sgomenta lopinione
pubblica.
Si formulano
le ipotesi più svariate a riguardo ed il fenomeno
viene studiato continuamente e scientificamente. Si
è messo in contatto con noi uno studioso che da anni
compie sopralluoghi ad Hessdalen, la cosa ci ha fatto
molto piacere. Lidea che ancora oggi, nel 2004,
ci siano fenomeni generati da forze sconosciute che
siano esse naturali o soprannaturali, ci affascina
e ci fa capire che forse lessere umano è solo
allinizio del suo cammino di conoscenza e ciò
è bello in unepoca in cui tutto sembra scontato.
Aldo Chimenti
(ROCKERILLA n° 287, Luglio / Agosto 2004)
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-Sono
rimasto particolarmente colpito dal colore anthemico,
quasi punk dassalto di alcuni brani .Uno di questi
è "Girotondo", un titolo che rimanda distinto
alla forma di protesta tanto in voga nellItalietta
di oggi, ma che in effetti, ascoltando i testi, mi è parso
di cogliervi una drammatica visione sul divenire ciclico
delle cose e della vita. Qual è il vostro pensiero sul
ciclo storico e culturale che stiamo vivendo oggi?
...oggi viviamo
unepoca nella quale assistiamo ad altri scenari
rispetto al secolo scorso. Gli sforzi del genio umano
sono tutti concentrati nello sviluppo tecnologico e commerciale
che coinvolge soprattutto i giovani. Il problema è che
sotto questo meraviglioso mondo apparente e virtuale si
nascondono aspetti preoccupanti: la natura viene maltrattata,
i deboli vengono sfruttati o abbandonati, la follia omicida
si impossessa delle persone indipendentemente dalletà
o dallestrazione sociale, governi discutibili, opposizioni
sterili, guerre dagli oscuri moventi. Luomo inconsapevolmente
impara a socializzare più con le macchine che con i propri
simili, tutto è virtuale, gli spot incitano ad una sempre
maggiore esteriorità e allegocentrismo: un io a
forma di microcip che crea competizioni e coscienze sociali
basate non più sulla diversità di pensiero, ma sui vari
livelli di adattamento allofferta impazzita di sempre
più moderni e sofisticati sistemi operativi che, se in
parte rappresentano evoluzione e progresso, dallaltra
sono generatori di handicap nelle persone e negli strati
sociali che non possono star dietro a questo evolversi
continuo. Uno scenario apocalittico dove riuscire a trovare
lo spirito di coesione e la serenità per poter credere
in unidea comune è praticamente unutopia.
Aldo Chimenti
(ROCKERILLA n° 287, Luglio / Agosto
2004) |